24/05/2009
I RACCONTI DEL MARE
Il mare sul CD
Sai quei CD che si comprano in libreria, con un sottofondo musicale dato dalla risacca, dallo scrosciare dell’acqua, dal muoversi dei rami al vento? Oggi ne ho ascoltato uno. C’è, nell’intenzione dell’autore, il rumore del mare lungo la barriera corallina. E’ il titolo che lo dice, perché in nessun modo potresti distinguere questo mare da qualunque altro che sciaborda sugli scogli. Poche note in sottofondo, distinguo una chitarra e un pianoforte, nel più classico degli accostamenti. Almeno per noi,gente del sud. Potrebbe essere la melodia di qualsiasi canzone marinara. Il titolo però è ammiccante e se ti scorrono davanti sullo schermo del pc le allettanti immagini di qualche viaggio “last minute”, puoi anche fantasticare. Riflettendo, il prodotto è largamente commerciale, i viaggi proposti in internet pure. Questa presunta onda esotica e questa musica modestamente strimpellata servono solo a dare un input.E così vedo quell’albergo modesto, quel negozietto dozzinale, da poco, unico in tutto il paese. E quella stradina che era la via principale. Paese meraviglioso, piccolo, sconosciuto, a picco sul mare. Cercavamo una casa da affittare per quel periodo estivo. Eravamo in cinque,arrivati dall’Italia con una utilitaria, sul traghetto da Brindisi per la Grecia. Ragazzi che avevano appena terminato l’università, che avevano un folle desiderio di lasciarsi alle spalle la città di provincia in cui vivevano e la vita fatta fino ad allora. Qualcuno faceva già progetti di lavoro, qualcun altro temeva il momento in cui avrebbe cominciato a lavorare nell’azienda del padre. Per ora tuttavia, il desiderio dominante era staccare con il recentissimo passato. Avevamo concentrato tutte le aspettative su quell’estate, il resto non contava. Per ora almeno. La casa era grande e bianca,con gli infissi azzurri come ci si aspetta da una casa greca. Aveva un ampio terrazzo , affacciato sul mare, ma in alto sulla collina. Così in alto che bisognava fare una discesa di venti minuti per arrivare alla spiaggetta sottostante. E passi pure per la discesa, ma la risalita tagliava le gambe. Eppure quella fu l’estate più bella che si potesse immaginare. Fantastica. Ora che ci ripenso, sollecitato da questo cd che mi sembra ora meno inutile, ricordo soprattutto quelle serate sulla terrazza, quei discorsi alla luce delle candele alla citronella contro le zanzare,discorsi sulle donne, sulla politica, sulla vita. E quelle grandi mangiate di pesce, cucinato da Luciano, l’unico di noi che avesse dimestichezza con i fornelli, e quel vino freddo così rassicurante. E poi le immancabili chitarrate di Enzo e Luigi che si addormentava per terra sul telo da mare. Era tutto meraviglioso. Dicono che sia sempre così nel ricordo, l’ultima estate che segna il passaggio dalla vita di studente a quella di lavoratore. Io non lo so, ma sono contento di averci ripensato stasera e di aver rivissuto un ricordo così misteriosamente fermo nella memoria.
09:21
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15/05/2009
I RACCONTI DEL MARE
3) L'uomo del mare
Sentiva l’odore del mare confondersi con quello del vino che ancora riempiva a metà qualche bicchiere lì sul tavolo. Oh, che bella la sua vita! Su quella barca ancorata nel porticciolo, su quelle vecchie e consumate assi di legno che avevano ormai il colore della cenere spenta. Glielo avevano detto i suoi vecchi amici, venuti ieri sera a festeggiare i suoi 55 anni. Tu si che sai vivere, tu si che hai scelto, non come noi che siamo stati trascinati dalla corrente della vita quotidiana, inquadrata nei ritmi folli di un lavoro qualunque. E ciascuno di loro aveva sollevato il bicchiere sgusciando cozze gratinate e guardando un cielo di stelle. I suoi amici…Aveva deciso di festeggiare con loro, che avevano belle mogli e belle case, su quella vecchia barca che era la sua casa da sempre.Lui che, dopo Elena non aveva più neppure una donna E si era parlato di libertà, di sogni irrealizzati, di un futuro incerto e vagabondo come lui. Per la verità lui aveva smesso di vagabondare da un pezzo e la sua vita somigliava più a quella di un vecchio pensionato che usciva di tanto in tanto per pescare. Non c’erano porti da inseguire e mari aperti da percorrere, ma ciascuno di loro voleva credere al sogno, voleva credere che almeno lui lo avesse raggiunto. E poi a completare una oleografia a metà tra il nostalgico e il patetico, la sua chitarra. Avevano cantato canzoni della loro giovinezza, canzoni che avevano segnato una generazione e che lì, sotto quel cielo marinaro, avevano un sapore più forte, come una pietanza stagionata con cura e tirata fuori per l’occasione. Quando loro erano andati via, sulle belle macchine ferme lungo il molo, era già quasi l’alba. “ Bella idea hai avuto, dobbiamo ripeterla” erano state le parole nell’andar via. Lui però sapeva che non sarebbe stato così, che il gioco bello dura una volta sola e il tempo che passa veloce non aiuta. Aveva molte cose da fare, doveva mettere a posto e pulire la barca e doveva sedersi ad ascoltare il mare. Sul fornellino il bricco del caffé. Nel mattino inoltrato una brezza leggera. E tutto il peso del vivere, quale che sia la tua scelta. ( già pubblicato)
15:35
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04/05/2009
I RACCONTI DEL MARE
2) L'ESTATE DEGLI ANNI SESSANTA
La ragazza aveva quindici anni, un filarino con un compagno di liceo e molti sogni. La sua estate era tutta là, in quel minispazio di sabbia davanti alla casa, su quel moletto da pescatori dove spesso andava a leggere. E si, lei leggeva molto, leggeva di tutto e sognava. La vita a quel tempo sembrava promettere molto e quel mare, neppure tanto bello, ma tranquillo, le permetteva di fare lunghe nuotate e lunghe esposizioni al sole. Allora ci si scottava sempre e non c’erano protezioni 50 e passa e non si parlava di eritemi, di sole malato e altre cose. Erano anni diversi, meno stress e più ingenuità.. Quell’estate Fiorella notò “lui”che aveva un cappellino verde e uno sguardo penetrante. Lo aveva incrociato di sfuggita, una mattina, camminando sulla riva. Era stato un lampo e si era innamorata. Il suo fidanzatino di città dimenticato in un attimo, cancellato come le classiche orme sulla sabbia. Il ragazzo dal cappello verde era il capobanda di una piccola comitiva di residenti (quello non era un posto molto frequentato)e per lei che se ne stava sempre da sola quel gruppo sembrava il massimo dell’allegria e del divertimento.
Un pomeriggio, quasi al tramonto, mentre se ne stava come al solito sul moletto, immaginando strane avventure in paesi lontani, oltre la linea dell’orizzonte,la sua piccola realtà ebbe un sussulto. Quel ragazzo la raggiunse e le rivolse la parola. Da quel momento lei entrò a far parte della compagnia e si sentiva veramente al posto giusto. Lui non le rivolse mai una parola diversa, il suo atteggiamento restava quello di un compagno di giochi e lei invece pendeva solo dalle sue labbra e dal suo sguardo. Gli altri se ne erano accorti e lei rischiava di diventare l’oggetto di sfrecciate e risatine sotto i baffi. Poi l’estate finì e il primo a partire fu proprio Mauro. Lo aspettava ancora uno scampolo di vacanza con un viaggio in Svezia. Ricordo che a quei tempi la Svezia per le ragazze era un luogo di perdizione dove i fidanzati sparivano ingoiati da lunghe masse di capelli biondi e bocche sorridenti. Un viaggio in Svezia in genere segnava l’inizio della fine, figuriamoci come dovesse sentirsi Rossella che non aveva avuto neppure un inizio.
Sono passati molti anni e su un terrazzino affacciato sullo stesso mare una donna matura guarda i suoi figli adolescenti bagnarsi in quelle stesse acque sempre meno invitanti, ma, per una strana ironia della vita, molto più affollate di un tempo. L’uomo seduto accanto a lei legge un giornale sportivo e ogni tanto lancia una rapida occhiata all’orologio, in attesa dell’ora di cena. Ha capelli quasi bianchi, una discreta pancetta e parla poco. Quasi niente. Frequenta pochi amici, soprattutto lì, in quel paesino di mare e non è di buona compagnia.
Rossella ricorda un ragazzo bruno, con un cappellino verde e pensa..
Lui era tornato, nessuna svedesina lo aveva trattenuto. Si erano rivisti e da allora erano rimasti sempre insieme. Lui ora indossa un cappelletto blu con la visiera e sfoglia un giornale. E’ impigrito e indifferente e lei ha smesso di sognare da un pezzo.
15:36
Scritto da : setteparole
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