UN MISTERIOSO NATALE

La porta d’ingresso cigolò improvvisamente .
Piero distolse lo sguardo dal suo libro e tese l’orecchio. Si era levato un vento improvviso, come sempre da quelle parti, che faceva ondeggiare le tende del soggiorno.
Ecco la causa del cigolio. Tuttavia si alzò per andare a controllare. Tutto a posto. Tornò alla sua poltrona e al suo libro e sospirò. Avrebbe voluto accendere la vecchia stufa a legna che faceva tanto Natale, ma la pigrizia e la stanchezza avevano sempre la meglio e finiva per accontentarsi dei termosifoni.
La sera scendeva troppo presto quell’inverno e le luci delle auto di passaggio cominciavano a disegnare lampi sul soffitto. Qualche luminaria nella strada si accendeva e si spegneva ad intervalli ravvicinati.
Decise di inventarsi qualcosa per cena e si avviò verso la cucina.
Accese la luce e un’ombra veloce gli sfrecciò davanti facendolo sobbalzare. Poi il gatto si infilò tra le gambe e si infilò nel soggiorno. Un balzo e si acciambellò sul divano.
Piero lo guardò sbigottito. Di chi era quel gatto?
“Da dove sbuchi tu?”- gli gridò.
Il gatto lo guardò con occhi freddi che a lui sembrarono vagamente canzonatori.
Piero si accorse che la portafinestra sul terrazzo era socchiusa (ecco perché aveva così freddo). Il gatto dunque era venuto dal tetto.
Era rossiccio e paffuto, sembrava un gatto ben tenuto, non un randagio. Forse apparteneva a qualcuno del palazzo. Gli aprì la porta di casa, ma il gatto non si mosse. Tentò di scacciarlo agitando il libro , ma l’animale rimase dov’era , continuando a guardarlo, immobile. Piero richiuse la porta e lasciò la portafinestra semiaperta, quasi a suggerire una via di uscita, ma sembrava tutto inutile.
Ad ogni modo, poiché la bestia non sembrava creargli problemi per il momento, Piero rientrò in cucina e cominciò ad armeggiare tra frigo e fornelli.
Questo per lui era il momento più noioso della giornata, quello in cui si lasciava sommergere ancora di più dalla sua abulìa, si sentiva sopraffatto e quasi triste. Non era un buongustaio, non gli era mai piaciuto cucinare e finchè c’era Rossella non ne aveva mai avuto la necessità. Poi si sa le cose cambiano, le convivenze perdono smalto, gli amori, ammesso che di amore si trattasse, si esauriscono e la solitudine riconquistata sembra subito un sollievo. Salvo poi…
Natale era alle porte
La sera disegna colori diversi, dentro e fuori di noi, il silenzio non sembra più così bello, la libertà non così indispensabile.
Gli hamburger mandavano comunque un odore gradevole e il gatto arrivò. Saltò su una sedia vicino al tavolo e guardò Piero che a sua volta lo guardò. Era un gatto educato e aspettava , ma Piero pensava che non fosse bello mangiare senza condividere. Sbriciolò una polpetta in un piatto di carta e lo mise sul pavimento.Poi fece cenno al gatto che parve capire , saltò giù e mangiò in fretta, con molto gradimento.
Poi tornò sul divano.
“che faccio?-si chiese l’uomo Non mi va di farmi tutti i piani a quest’ora bussando alle porte. Ora vado a letto, ci penserò domani”. Salì la scala del soppalco e il gatto lo seguì-, accucciandosi sullo stuoino davanti al bagno.
Il vento continuava a soffiare forte ,col solito lamento quasi umano. Piero chiuse bene porte e finestre e sperò che il gatto non lo svegliasse durante la notte miagolando per uscire.
Si addormentò .
La mattina dopo fu svegliato dall’odore del caffè.
Pensò che provenisse dalla casa del vicino e scese giù in cucina a prepararsene uno anche lui. Cercò il gatto, ma non era più sullo stuoino.
“Si sarà riappropriato del divano “, pensò –
Ma il gatto non era nel soggiorno. Andò in cucina, ma non era neppure lì.
In compenso sul tavolo c’era una tazzina colma di caffè ancora caldo e la macchinetta vuota era nel lavello. Si guardò intorno con una certa apprensione, ma bevve il caffè. Era forte e buono, come piaceva a lui..Ma…
Cercò ancora il gatto, ma in casa non c’era. Si avvicinò alla portafinestra,ma era chiusa. Anche la porta lo era.
Quel mistero gli creava un certo nervosismo.
La casa era tutta lì, non c’erano altre vie d’uscita.
Dov’era finito il gatto? Chi gli aveva fatto il caffè?
Troppo razionale per credere alle magie, si accostò di nuovo ai vetri.
La ragazza in bicicletta alzò lo sguardo e lo salutò con la mano.
Nel cestino, dietro, il gatto rossiccio mosse appena la coda.

UN MISTERIOSO NATALEultima modifica: 2016-12-09T17:58:20+00:00da setteparole
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