STORIE IN BIANCO E NERO (Passato e presente)

15 anni sono passati da quando Teresa è rimasta sola.
Ora ha ottantaquattro anni e le sue giornate, sempre più tutte uguali, rotolano lente nell’attesa. Di cosa, Teresa non ci vuole pensare, ma è come se stesse aspettando.
Quando siede sulla panchina davanti al cancello di casa, appena un raggio di sole si affaccia tra le nuvole del lungo inverno, pensa al suo passato.
E che fa un vecchio se non pensare ai giorni che ha vissuto, alle persone che ha incontrato e alle cose che ha fatto?
Teresa è come tutti gli altri vecchi, ha più memoria per il tempo lontano che per quello di qualche giorno prima, ha più freddo di quanto ne sentano gli altri e ha meno cose da fare di una volta. E così pensa.
Da ragazzina, a scuola dalle suore, amava le storie religiose, collezionava santini e leggeva le storie del vangelo. Peccato che ora che è al punto non crede più a niente , né all’al di là,né ad alcun dio. Le avrebbe fatto comodo oggi credere al Paradiso, che sentiva in ogni caso di meritare, e alla possibilità di rincontrare tutte le persone care perdute. E guarderebbe con maggiore serenità a quel passo oscuro che l’aspetta.
Teresa ha pochi parenti in città, gli altri sono tutti altrove, e pochissimi amici perché i più sono andati in quell’ “altrove” che aspetta anche lei. Le piacerebbe pensare che la stanno aspettando, ma non ci crede.
Lei vive sola, con una “badante” (dio quanto detesta quella parola) che viene solo di notte perché suo figlio Daniele che vive in Belgio, ha voluto pagargliela ad ogni costo.
I figli hanno ormai quest’unico modo di scaricarsi la coscienza insieme al problema dei propri vecchi. Non è colpa loro, Teresa lo sa, è la vita che è profondamente cambiata da quando lei assisteva sua madre fino sul letto di morte. Altri tempi, si viveva più vicini e non c’era solo Skype per vedere i nipoti crescere. E per fortuna che c’è. Lei sa usare il computer, non avrebbe mai voluto essere tagliata fuori completamente. E la sorte è stata generosa con lei permettendole di vivere questi ultimi anni ancora in forze e capace di badare a se stessa.
Ma il ricordo del passato si fa sempre più insistente, ogni cosa le riporta alla mente qualche altra, il suono delle campane, una giovane che passa in bicicletta (poche oramai) e il fumo che esce dai caminetti. Quelli per fortuna sono rimasti, nelle belle case dei benestanti, fanno tanto chic. E a volte, nelle sue lente passeggiate, vede anche occhieggiare i mandarini sugli alberi di qualche giardino.
Questo la riconcilia con i suoi pensieri e le infonde serenità.
Dopotutto ci sono tanti sottili legami tra i vecchi tempi e quelli nuovi, leggere trame che passano attraverso i suoi sensi e la sua mente.
La vita è un continuo fluire e lei, Teresa, rimane il punto di congiunzione.

STORIE IN BIANCO E NERO (Passato e presente)ultima modifica: 2015-03-03T16:15:02+00:00da setteparole
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9 pensieri su “STORIE IN BIANCO E NERO (Passato e presente)

  1. Vero Anna, invecchiando si mantiene la memoria remota e si tende a ridurre quella recente, come Teresa diverremo inevitabilmente tutti “fuori dal tempo”.
    E non vi saranno cuscini comodi dove riposare prima e dopo di quel passo.
    Pian piano ci consumeremo sorretti solo da un pensiero laico appreso tanto tempo prima dalla lettura di Bertrand Russel (perché non sono cristiano), e da una razionalità sperimentata ogni giorno che vede il bello del futuro anche nel solo ciclo della materia.
    Un caro saluto Anna, sono contento che hai ripreso a scrivere.
    haffner

  2. i tuoi racconti sono così realistici che spaventano, perché la realtà davvero è dura. Sogniamo, speriamo sempre nel cambiamento, spesso non ce la facciamo, ma l’amarezza è tremenda… 84 anni… chissà come sarò…
    intanto mi godo questo periodaccio.
    baci,
    buona Pasqua da Giulia

  3. Ciao Anna, anche tu oramai sei lontana. Ah, che tristezza questo gioco che sapeva di gioventù. Domani è il 6 maggio, sono passati 39 anni da quella notte che il terremoto fece crollare le case dei paesi che conoscevo quasi uno a uno e un mondo che non c’è più. Domani prendo la bici e andrò a ritroso nella memoria.
    Addio.
    haffner

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