STORIE IN BIANCO E NERO (Il Natale a Napoli)

Marcellina urlava nella sua culletta di vimini e i grandi a turno si avvicinavano per ninnarla o prenderla in braccio. Lei era l’ultima arrivata e molto probabilmente non gradiva il chiasso che i suoi cugini facevano in tutta la casa.
Sua madre, mia cugina Roberta, non voleva tenerla isolata nella stanza in fondo perché temeva di non sentirla e chiedere ai bambini di andare da qualche altra parte era praticamente impossibile. Erano sette piccoli diavoli scatenati che l’atmosfera natalizia rendeva elettrici e nessun luogo era sicuro dal loro tramestio , urlio e corsa con scivolamento lungo le varie stanze.
Si avvicinava l’ora di pranzo che ,il giorno della vigilia, era raffazzonato, scombinato e molto divertente. Non ci si sedeva a tavola, si mettevano tutta le pietanze al centro, composte per lo più di pizzette, fritturine varie, olive e pane. Era il nostro modo di digiunare in attesa del cenone serale. La casa odorava di tutto, di pesce e di dolce, di fritto e anche del brodo di gallina per il giorno dopo. Ognuno si serviva di ciò che voleva e i bambini si rimpinzavano di frittelle e pan brioche.
Assolutamente proibito assaggiare dolci, ma qualche mascalzoncello riusciva sempre ad afferrare uno struffolo dal piatto di portata o un torroncino dal vassoio delle leccornie.
L’atmosfera era delirante. Si entrava e si usciva deponendo ancora sotto l’albero gli ultimi pacchetti, di nascosto per non farsi vedere dai più piccoli. E c’era sempre Sabrina che ogni tanto andava a guardare e scopriva un nuovo regalo gridando a gran voce il nome scritto sull’etichetta. Lei era quella che teneva il conto di tutti i nuovi arrivi e non si capacitava del fatto che non fossero tutti suoi. Spesso i suoi genitori, con un sadismo tutto loro, li mettevano all’ultimo momento per farla sospirare.
Natale a Napoli a quei tempi era bellissimo, ogni cosa sembrava perfetta, anche il sugo alle vongole che sapeva solo di sugo e il capitone che era sempre troppo crudo.
Mia nonna sorrideva dalla poltrona dalla quale quasi non si alzava più e mia madre era sempre bellissima, anche se non proprio felice.
In seguito, quando tutto questo finì, abbiamo sempre ingigantito il ricordo,ognuno di noi ha cercato, inutilmente, di ricreare quell’atmosfera.
Invece non fu mai così. Ci furono altri Natali, altri gruppi familiari, altri giochi e forse molte cose erano anche più belle.
Ma non fu mai la stessa cosa.

STORIE IN BIANCO E NERO (Il Natale a Napoli)ultima modifica: 2014-12-16T21:58:48+00:00da setteparole
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12 pensieri su “STORIE IN BIANCO E NERO (Il Natale a Napoli)

  1. Vero amica mia, quell’atmosfera che hai magicamente descritto non poteva essere più la stessa. Nel breve volgere di uno o due decenni (l’età della fòrmica mi piace definirla), tutto è cambiato, anche il profumo atteso tutto l’anno del cioccolato.
    Complimenti come sempre Anna.
    Enzo

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