STORIE IN BIANCO E NERO (L’incontro)

 

L’eccitazione era alta.

Il letto era coperto di vestiti e camicette, c’erano almeno tre paia di scarpe sul pavimento (a quei tempi possedere più di tre paia di scarpe, era impensabile) e il sole che entrava dalla finestra spalancata faceva luccicare gli orecchini di strass poggiati sul cassettone.

Adriana aveva il viso ricoperto di una crema e i capelli arrotolati sui bigodini. I capelli erano asciutti, ma in quel modo continuavano a tenere la piega.

Zia Rosalba entrò in camera e davanti a tutto quel disordine si chiuse la fronte tra le mani.

“Ma che stai combinando?”-gridò spazientita- Ma lo sai che tra un po’ arrivano gli ospiti?”

Adriana lo sapeva, altrochè se lo sapeva. Non ci aveva dormito la notte ed ora era in preda ad un attacco d’ansia che le impediva anche di indossare un vestito.

“Fa in fretta-sollecitò la zia- che saranno qui a momenti”

Passò una buona mezz’ora e da giù sentì il suono del campanello e le voci di benvenuto, le esclamazioni di piacere e di sorpresa.

Lei era riuscita finalmente ad indossare il solito vestito a fiori (alla fine aveva optato per quello che la faceva sentire più a suo agio) e aveva dato una spazzolata ai capelli.

Ecco, era pronta. Dopo due anni era pronta a rivedere Roberto.

Quando qualche giorno prima sua zia le aveva detto che i Mariano sarebbero venuti a trovarli perché erano di passaggio in città per alcuni affari, il suo cuore aveva avuto il classico balzo  delle adolescenti che creano fantasie e inventano storie sui ragazzi che conoscono.

Lei e Roberto erano stati vicini di casa per molti anni. Lui era più grande, frequentava già l’università, mentre lei era ancora all’ultimo anno delle medie.

Aveva tredici anni e le classiche trecce che odiava ma che risultavano poi così comode per chi non voleva tagliare i capelli.

La sua amica Maddalena li aveva tagliati corti, a caschetto, ma lei non voleva rinunziare ai suoi capelli lunghi e ricci che non stavano mai in ordine, ma avevano il colore caldo delle foglie d’autunno. Così preferiva tenerli legati, ma non tagliarli.

Una volta, salendo le scale di casa, Roberto l’aveva raggiunta e le aveva tirato una treccia salutandola e lei aveva pensato da quel momento che i suoi capelli, benché tanti e ribelli  fossero la sua bellezza.

E probabilmente era vero.

Le voci dal piano di sotto continuavano allegre e concitate, ognuno aveva qualcosa da dire, qualcosa da ricordare, qualcosa da far vedere. Adriana si avvicinò alla balaustra e cominciò a scendere con una agitazione che era difficile da contenere,

In fondo alla scala il primo che vide fu proprio lui, Roberto, ma forse perché era lui che cercava con lo sguardo. La signora Mariano fu invece la prima a vedere lei, perché era lì, vicino alla scala. Spalancò le braccia per abbracciarla.

“Adriana cara, ma come sei cresciuta, sei una donna ormai e che bella”

Adriana si lasciò abbracciare e aspettò che gli altri si voltassero verso di lei.

Se l’avesse studiato apposta non avrebbe potuto fare un ingresso migliore. Tutti le fecero festa, Roberto, il signor Mariano e Mariastella, la sorella di Roberto.

La stanza era piena di animazione. Che bello rivedersi dopo tanto tempo.

Lanciò uno sguardo in direzione di Roberto che parlava con il cugino Alfredo.

Sembrava più magro, ma forse era effetto della leggera barba che si era lasciato crescere. Era vestito in maniera elegante e seriosa, con giacca e cravatta. Aveva poco del ragazzo che era partito solo qualche anno fa. Sempre bellissimo però.

Solo allora si accorse che sul divano c’era un’altra persona, una donna che non conosceva,bionda, sottile ed elegantemente vestita.

Sua madre la prese per un braccio e la guidò verso il divano.

“Vieni, Adriana, vieni che ti presento la moglie di Roberto. Sono sposati da appena due mesi pensa”

Adriana ebbe un attimo di esitazione, poi stirò le labbra in un sorriso forzato e si sentì stringere la mano, mentre la donna che le stava di fronte diceva qualcosa che lei non riusciva a sentire.

Per la verità non sentiva più niente, ogni cosa le sembrava estranea in quel salotto che conosceva così bene. Ogni cosa oscura e lontana.

Le parole erano ferme nella sua gola mentre vedeva le labbra degli altri muoversi senza che lei riuscisse ad afferrare le parole.

Un momento di straniamento così  ricordava di averlo provato da bambina, quando aveva fatto la prima comunione e nella grande chiesa piena di gente si era sentita improvvisamente sola in mezzo a tutte quelle statue di gesso.

In seguito, quando lo aveva raccontato alla mamma, lei le aveva detto che era stata di certo l’emozione.

Probabilmente,si.

Ora però quello che provava non era emozionante, ma solo terribilmente spiacevole.

In un attimo si disfacevano tutti i suoi sogni di bambina, la vita le veniva incontro sbattendole la porta sul muso e capì di essere diventata grande. Veramente.

STORIE IN BIANCO E NERO (L’incontro)ultima modifica: 2014-11-15T16:18:43+00:00da setteparole
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5 pensieri su “STORIE IN BIANCO E NERO (L’incontro)

  1. Intervento decontestualizzato il mio che ha il solo scopo di lasciarti un saluto! Strano effetto quello del cursore lampeggiante, quasi che rimarchi il piacere di lasciare qualcosa di scritto soprattutto quando lo si vuole fare!

    Salutone

    Uomo

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