STORIE IN BIANCO E NERO (La stanza in fondo)

 

La grande casa, generalmente abbastanza silenziosa,quella mattina risuonava di rumori insoliti.

I bambini correvano avanti e indietro cercando di superare il lungo corridoio per arrivare alla stanza chiusa, ma sulla soglia trovavano qualche zia o qualche mamma che ne impedivano fermamente l’accesso, rimandandoli indietro e zittendoli severamente.

Che qualcosa fosse successo era evidente. Il trambusto era cominciato la sera prima sul tardi, ma il sonno li aveva vinti presto e non avevano fatto in tempo a capire.

Al mattino però si erano accorti che qualcosa non andava per il solito verso. La colazione sul tavolo della grande cucina era fredda e piuttosto approssimata. Le tende erano ancora tirate e Clementina, la domestica a ore, andava avanti e indietro senza degnarli di uno sguardo.

I tre cugini sedettero improvvisamente intimiditi e si affrettarono ad arraffare quel poco che c’era in tavola.

La nonna non si vedeva, le mamme arrivavano a turno, facevano qualche frettolosa carezza e sparivano di nuovo in fondo al corridoio.

Matilde, la più grande, guardò i cuginetti e scambiò con Angelo uno sguardo interrogativo. Alice era troppo piccola e dopo un po’ sparì nella sua camera a giocare con le sue bambole tutto sommato felice di quell’improvvisa assenza di controlli.

Era l’estate del ’47, faceva molto caldo e per la prima volta avevano dovuto rinunciare alle vacanze in campagna perché il nonno non stava troppo bene.

I bambini si erano adeguati, la casa era abbastanza grande con due belle terrazze che permettevano loro di giocare in libertà pure in quel caldo luglio cittadino.

La mamma di Angelo aveva montato una grande tenda su una delle terrazze, allungata sui fili che di solito servivano a stendere il bucato, così i bambini giocavano all’ombra e, quando c’era un po’ di vento, la tenda si sollevava muovendo l’aria con un piacevole effetto fresco.

I grandi raccomandavano solo di non gridare e di lasciare riposare il nonno che non usciva quasi più dalla sua stanza.

Ogni tanto la sera passavano a dargli la buonanotte e lui rispondeva dal letto o dalla sua poltrona, sollevando la mano lunga e magra in un cenno di saluto.

Il campanello suonava spesso quella mattina.

Arrivava gente, portavano fiori e Clementina andava su e giù con vassoi pieni di tazzine da caffè.

I bambini osservavano, sembrava una festa.

Arrivarono anche , portati da qualcuno del palazzo, bricchi di cioccolata calda, confortevoli anche se poco adatti alla stagione.

Matilde si chiedeva cosa stesse accadendo. Lo chiese alla madre, ma ottenne una risposta sbrigativa e un po’ confusa. Capì però che c’entrava il nonno.

L’ora di pranzo si avvicinava lentamente, ma nessuno sembrava veramente occuparsi di dar loro da mangiare. La tavola si riempiva però sempre di più. Brioches, panini dolci e salati, biscotti e frutta.

Clementina disse loro di prendere ciò che volevano e i due più grandi mangiarono un po’ di tutto. Alice invece afferrò di corsa dei biscotti e ritornò in tutta fretta nella sua stanza. Quella strana atmosfera la intimidiva e cercava sicurezze.

La mamma entrò una volta per vedere cosa stesse facendo,la trovò seduta sul pavimento circondata di bambole e briciole, l’abbracciò, la tenne stretta per un po’e la bimba si addormentò.

Alle quattro del pomeriggio la casa era piena di gente, la porta era aperta e c’erano persone anche sul pianerottolo. Angelo e Matilde seguivano ogni cosa con occhi curiosi.

Poi il trambusto si intensificò. Entrarono degli uomini che portavano quello che ai bambini parve un mobile, qualcosa di legno lucido, una specie di cassapanca.

I grandi si affrettarono a rispedirli nella loro stanza da dove riuscivano a captare qualche suono scomposto e a sbirciare qualcosa attraverso la porta socchiusa

Ad un tratto una specie di grido, dei singhiozzi e la nonna apparve in fondo al corridoi con un velo nero sulla testa, sorretta da zio Silvano. Poi gli altri, dietro.

I due bambini erano ancora piccoli, ma si guardarono ormai certi di aver capito.

Ritornarono a giocare in silenzio in fondo alla stanza.

STORIE IN BIANCO E NERO (La stanza in fondo)ultima modifica: 2014-09-22T17:54:43+00:00da setteparole
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9 pensieri su “STORIE IN BIANCO E NERO (La stanza in fondo)

  1. Quanto mi piace leggerti quando scrivi racconti come questi.
    Mi accompagni con parole lievi al tempo dell’infanzia, quando gli anziani morivano in casa e c’era quell’atmosfera che tu hai così mirabilmente descritto, il bisbigliare dei parenti, lo stuolo dai visitatori a far le condoglianze, i biscotti per noi bambini e il Vermout per gli adulti dopo il rosario recitato attorno al feretro. Lo smarrimento di noi bambini, coscienti che qualcosa di grave era successo, pur non conoscendo il senso della morte.
    Permettimi di dirti che hai ripreso alla grande, amica mia, mi mancavano le pennellate dei tuoi racconti.
    Adesso, mentre ti leggo, è l’ora del tramonto e con animo contento e rilassato osserverò dal balcone dello studio il sole scomparire dietro Cima manera.
    Grazie Anna per essere di nuovo qui.
    Con affetto amicale.
    Enzo

  2. Mia cara, carissima Anna ora si che ci siamo, eccoli i tuoi racconti, da sorseggiare parola per parola, da rivivere con affettuosa rimembranza…sono così felice che tu abbia ripreso a pubblicare! Se riuscissimo a convincere anche qualche altra nostra amica a tornare…Ti abbraccio.

  3. Ciao Anna,speravo di trovarti ed è così con ii tuoi racconti dolcissimi, questo mi fa pensare a me a una grande casa con zii e cugini, quando non esisteva lo stress e le famiglie erano unite a casa dei nonni di solito la domenica, quanti giochi.
    Volevo dirti che dopo un periodoche venivo su internet cioè sul blog 3 volte l’anno per il riassunto cinematografico,ora ho ripreso un po’ di energia e per caso ho scoperto la home con tutti questi traslochi non sapevo più ne chi ero ne dov’ero e sono anche in home siamo degli ibridi con tanto parlare di WordPress tanto valeva lasciarci come eravamo certe cose non le ho ancora capite cioè i widget e i link un inqubo si spostano spariscono .

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